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Due vigneti, una famiglia e un'idea precisa di eleganza.
A Montalcino ci sono storie che iniziano dalla terra. Quella de Le Potazzine comincia anche da due bambine.
Viola e Sofia, le figlie di Gigliola Giannetti, venivano chiamate affettuosamente Potazzine dalla nonna, con un termine che nel dialetto locale indica le cinciallegre. Un soprannome diventato il nome di una cantina e il simbolo di un progetto familiare profondamente legato al territorio.
Il loro Brunello di Montalcino nasce dall'incontro di due anime differenti della denominazione: i vigneti di Le Prata, a circa 507 metri di altitudine, e quelli di Sant'Angelo in Colle, a 420 metri. Due esposizioni, due identità che si completano, contribuendo a creare un Sangiovese di equilibrio e personalità.
In cantina la filosofia è tanto semplice quanto rigorosa: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, lunghe macerazioni e un paziente affinamento di circa 40 mesi in grandi botti di rovere di Slavonia. Nessuna ricerca dell'effetto immediato, ma la volontà di lasciare parlare il vino.
Il risultato è un Brunello che mette al centro la finezza: un'espressione del Sangiovese in cui la freschezza sostiene la struttura, il tannino accompagna il sorso e la profondità non diventa mai pesantezza.
Le Potazzine non cercano di impressionare con la potenza. Preferiscono conquistare con l'equilibrio, la precisione e la capacità di evolvere nel tempo.
Un Brunello da custodire, da condividere nelle occasioni importanti e soprattutto da scegliere quando si desidera scoprire il volto più elegante e autentico di Montalcino.
Perché alcuni vini raccontano un territorio. Altri riescono a raccontare anche le persone che lo abitano.
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